la storia
Comincio con il scusarmi per il disturbo, ma siete l’unico ente che si è pronunciato in merito a questa situazione assurda, ho tentato tutte le strade e sono veramente disperata.
Mi chiamo Linda, ho 29 anni e sono originaria della provincia di Venezia. Da 3 anni vivo e lavoro a Milano.
In data 31 ottobre 2019 sono diventata proprietaria di un appartamento a Milano, non senza grossi sacrifici (sono al primo impiego, dopo una gavetta di 3 lauree, stage interminabili e inquadramenti contrattuali al limite della dignità).
problemi subito
L’appartamento risultava locato dalla società venditrice a un signore coreano il quale risultava moroso da oltre un anno, che mi aveva assicurato già a giugno 2019 di essere in procinto di liberare l’immobile. Nel frattempo è stata avviata dalla società venditrice la procedura di sfratto, della quale ho ottenuto la convalida che vi allego. Alla data odierna però l’inquilino risulta ancora dentro l’appartamento, a causa del blocco delle procedure di sfratto che conoscete bene. Preciso che dall’occupante io non ho mai ricevuto un euro né di canoni di affitto, né nulla.
Il soggetto non accenna a collaborare, lamentando di essere senza lavoro e di non trovarne, e di non trovare altra sistemazione.
la consapevolezza
So bene che con il rogito mi sono assunta delle responsabilità e che i termini di legge per queste fattispecie sono lunghi, ma al di là del fatto che l’occupante ci aveva assicurato collaborazione, questa spasmodica tutela a favore dell’inadempiente mi ha costretto per mesi a sostenere un oneroso affitto e un’altrettanto pesante rata del mutuo, oltre ad altre spese che saltano fuori quotidianamente (IMU, imposta di registro, spese condominiali ecc), mettendomi in una situazione di grande difficoltà. Inoltre, come potrete immaginare, nei conti che mi ero fatta non avrei mai potuto mettere in conto l’insorgere di una pandemia mondiale che avrebbe prolungato le procedure di sfratto di oltre 6 mesi.
Ho contattato i servizi sociali, i servizi abitativi transitori, l’ALER, passo le giornate al telefono ottenendo solo un nulla di fatto (quando il telefono non suona a vuoto, le risposte sono sempre un passaggio di palla da un interno all’altro e da un ente all’altro). Mi dicono che ci sono delle procedure per l’assegnazione d’urgenza che possono essere attivate dal comune, ma non mi risponde nessuno.
la disperazione
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti effettivamente di urgenza, ma la mia situazione è davvero disastrosa: nel mezzo della pandemia il contratto di affitto dell’appartamento dove abitavo a Milano è scaduto e, approfittando dello smartworking, a metà febbraio sono tornata a casa dei miei genitori. A breve però dovrò tornare in ufficio a Milano e non ho un posto dove stare. La situazione che mi si prospetta è nera: potrei anche perdere il lavoro e dover rinunciare ai miei obiettivi, sudati e meritati, perchè non ho un posto dove vivere. Sono in cassa integrazione e non ho la possibilità di sostenere altre spese come un nuovo affitto.
la speranza
Spero che questa mia testimonianza, che immagino sarà l’ennesima, possa essere d’aiuto al fine di far tentare la revoca di questa decisione insostenibile da parte del Governo.
La soluzione
La locazione di un immobile è un contratto rischioso che richiede una attenzione continua
- alle persone coinvolte (locatore, conduttore, garanti, professionisti),
- all’immobile (stato ed uso),
- alla legge (contratto, verbali, moduli),
- alle azioni (usi e procedure),
- ai pagamenti (canone, spese, deposito cauzionale, garanzie, assicurazioni).
E’ evidente che risulta indispensabile
gestire la locazione in maniera completa e professionale affidandosi a
professionisti specializzati e associandosi a Confedilizia.
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